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Perchè il saluto romano di Phil Anselmo non può lasciarci indifferenti

Durante il Dimebash (il tribute show dedicato al compianti Dimebag Darrell) l’ex Pantera Phil Anselmo ha avuto l’idea di congedarsi dal proprio pubblico, evidentemente ubriaco, facendo un paio di saluti romani e gridando un inequivocabile “white power“. Alle prevedibilissime polemiche, che gli stanno costando il boicottaggio (ad esempio) al festival europeo Fortarock (“We want to make clear that there is no room for racism or fascism at FortaRock“), è seguito un autentico putiferio, amplificato a dismisura dai social network e che farà discutere per molto. La domanda da porsi, a questo punto, non è legata tanto alla coerenza ideologica del metal con il nazismo (dovrebbe essere chiaro, dopo quasi 50 anni di genere, che non esiste una connotazione politica unica, nel genere: se ci fosse sarebbe propaganda, ed il metal è sempre stato molto attento a non cascarci, di norma), quanto al fatto che una delle metal star più note al mondo ha fatto un gesto ed evocato idee incompatibili con il contesto stesso in cui si trovava.

Per intenderci, un artista X che sputa sul proprio pubblico e li invita a morire al più presto è decisamente più coerente (oltre che dotato di una propria, per quanto grottesca, parvenza). Anselmo si è scusato per ben due volte, beninteso, dicendo che stesse scherzando e che non aveva intenzione di ferire nessuno, postando anche un video in cui, quasi in lacrime, chiedeva sinceramente scusa per quel gesto. Ma, purtroppo per lui (e lo scrivo senza compiacimento, tutt’altro), il vaso di Pandora sembra essersi scoperchiato per sempre.

Sono un fan della prima ora dei Pantera, per me sono stati musicalmente una boccata di ossigeno negli anni in cui andava di moda essere hippy o al massimo ascoltare Nirvana e Soundgarden: ancora oggi ascolto con piacere Cowboys from hell e Far Beyond Driven, dischi seminali che, nel loro genere, hanno fatto la storia. La voce di Anselmo mi ha fatto compagnia e dato supporto in momenti decisamente poco brillanti della mia vita, spingendomi ad andare avanti e a condividere questa passione con tanti amici, molti dei quali ormai storici. This is metal. Per me, quindi, è decisamente un pugno nello stomaco scrivere un articolo come questo, ma il fatto grave è che la comunità metal sta ostentando, a mio avviso, un atteggiamento sostanzialmente omertoso.

Da un lato troviamo chi pensa che Anselmo abbia fatto addirittura bene, e questo perchè si trova d’accordo con la linea politica dei Ku Klux Klan, evidentemente; sorvoliamo su questa categoria, con cui difficilmente si potrà aprire un dialogo, e rivolgiamoci agli altri: gli indecisi. Che sono (credo) la maggioranza di noi, in bilico tra metterci una pezza giustificativa generica (“Anselmo è Anselmo, che diamine“), chi evoca il complotto e i fasti del passato (“e gli Slayer di Angel of Death, allora!1111!!!!11″), chi dice “e se fakeva il saluto komunista di Je Ghevara sul palko, tutto OK, ipokriti!11!“, chi scomoda paragoni con i Morbid Angel e gli Emperor (ed i loro trascorsi ambigui, spesso inequivocabilmente reazionari), e via dicendo.

Tutte queste persone hanno un problema: non considerano, secondo me, la sostanza delle cose.

Cioè il fatto che Phil Anselmo, che cantava in passato No good (Attack the radical) e Revolution is my name, si sia lasciato andare ad un saluto nazista evocando addirittura il “potere bianco”: un gesto di una gravità assoluta, quasi completamente sconnesso con il suo passato, che spazza via qualsiasi dubbio su come dovremmo giudicarlo (male, purtroppo) e che, soprattutto, è in contraddizione palese con il suo stesso essere su un palco.

I casi dei precedenti white power e dei discorsi contro i rapper di colore (una polemica anni novanta che, ricordo, fece almeno altrettanto scalpore) sono relativamente irrilevanti a confronto. A chi mi dice “eh ma anche Lemmy era di destra” mi permetto di ricordare che, ad esempio, anche Kurt Russell è dichiaratamente di destra (lo afferma Carpenter in una recente intervista a Nocturno, relativamente alle continue discussioni che avevano sul set de “La cosa“), ma non per questo è uno dei miei attori preferiti: niente è grave, tremendo e inequivocabile come fare un saluto romano su un palco. Nemmeno cantare di Mengele o raccogliere militaria nazisti lo è, a ben vedere. A chi scomoda paragoni con i Rage against the machine – un saluto romano è davvero equiparabile, nelle intenzioni, ad un pugno chiuso? Se è così… devo chiedere scusa per aver espresso il mio parere – ed al “buonismo” (?) nel giudizio, mi limito ad invitarlo ad organizzare con Salvini il prossimo concerto a cui andrà.

Chi fa un saluto romano su un palco (perchè di questo stiamo parlando: chiaro, semplice e diretto, come solo Anselmo è in grado) è completamente incoerente e fuori bersaglio, attacca – senza neanche capirlo, probabilmente, come credo sia successo al buon Phil – quelle stesse minoranza ed emarginati che sono spessissimo parte dei più convinti fan del metal: non si rende conto, insomma, della pericolosità del proprio gesto, proprio perchè hai milioni di persone che ti amano e ti seguono e perchè i dittatori di estrema destra del passato erano soliti aizzare le masse con quel gesto.

Ecco quello che ognuno di noi, quindi, dovrebbe pensare: quel gesto è totalmente incompatibile con l’essere il cantante dei Down come dei Pantera, perchè sotto il regime totalitario da lui evocato una band metal difficilmente potrebbe esibirsi. Chi fa un saluto romano su un palco non potrebbe neanche stare su quel palco, a meno che – e mi sembra l’unica eccezione accettabile – non stia evocando grottescamente quel regime, ad esempio al fine di esprimere uno scenario perverso di analogie, metafore e simbolismi (mi vengono in mente gli show più provocatori Marylin Manson ma, in realtà, di molti artisti industrial spesso ritratti in divise naziste, e spesso con idee tutt’altro che vicine ad esso). Per cui certe cose, per cortesia, lasciamole ai circoli di estrema destra ed al rock identitario, non al metal.

Altra nota dolente: molti metallari, secondo me, non fanno distinguo tra provocazione e propaganda. Quella di Anselmo se non è propaganda ci va molto vicina, anche perchè il contesto era inequivocabile: ha salutato il proprio pubblico con il braccio teso (e, a proposito, a poco vale l’attenuante che fosse ubriaco: ricordiamoci di come tendiamo a valutare le persone che prima fanno sesso con noi e il giorno dopo “sì ma ero ubriaco“). Se avesse espresso una provocazione avrebbe almeno provato ad argomentare, quantomeno, come del resto aveva già fatto all’epoca della polemica di cui sopra. Va bene che parliamo della musica che amiamo, ma le due cose sono differenti: un conto, appunto, è Manson con le orecchie di topolino che predica di essere un Antichrist Superstar vestito da militare, decisamente un altro è un gesto crudo, senza fronzoli, come quello.

E se lo stomaco inizia a contorcersi ed avete improvvisamente voglia di buttare nel cesso la vostra discografia (non fatelo), non avrete dimenticato il primo concerto dei Metallica nell’ex Unione Sovietica, per cui fareste meglio a leggervi come viene ricordato oggi.

Prima le guardie rosse che cercano di mantenere l’ordine. Senza fare sconti a nessuno. Poi tutto si dissolve. Ruoli, gerarchie e paure sfumano, la trama si sfilaccia. E i militari iniziano a fraternizzare con i fan presenti al concerto. I loro volti cambiano, si distendono. Alcuni si tolgono la divisa e non rientreranno mai più nei ranghi. (fonte)

This is metal, altro che saluti romani. Il focus della questione è semplice, in realtà: un saluto romano su un palco (secondo Rob Flynn dei Machine Head reiterato più volte durante quello show, non solo alla fine: Phil, ci hai fatto davvero male, mi spiace) è un gesto inequivocabile e senza giustificazioni. Non è come cantare un brano con sospetti di essere fascista: addirittura Angel of death degli Slayer, con il suo evocare orrori realmente esistiti (e con l’atroce dubbio di compiacersene o meno) è un gradino più in basso nella scala.

Se guardate la pagina Wikipedia italiana, per inciso (e quasi per riflesso dell’omertà di cui sopra) non c’è ancora traccia dell’evento: se guardate quella inglese, c’è una ricostruzione dei fatti piuttosto dettagliata. La cosa sta facendo discutere parecchio la comunità metal, in particolare quella anglofona e mediante l’editoriale di MetalSucks che invita tutti i metallari a prendere le distanze dal gesto.

So has Anselmo just been “joking” for 20+ years? Has he pulled off some sort of decades-long, Andy Kaufman-esque troll/performance art piece? Seems unlikely, doesn’t it? So why does the metal community continue to let behavior like this slide? The simple answer is: we’re cowards.

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10 ragioni perchè la campagna virale Barilla/Lasagna/Inter non è nulla di che

L’avete, l’abbiamo vista tutti: il giorno il cui Kevin Lasagna pareggia in extremis una partita terrificante dell’Inter, peraltro in casa, peraltro perdendo le residue speranze di riacciuffare un campionato perso per strada nell’ultimo mese, Barilla ha pubblicato orgogliosamente questa immagine.

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Nonostante le levate di scudi di amici e colleghi, nonostante mi abbiano dato del permaloso (da interista convinto), l’ho trovata di una pochezza ed una banalità sconcertanti. Certo, quanto accaduto a San Siro aveva del clamoroso e siamo tutti d’accordo (chi incazzato, chi allegrotto), così come ci stavano i memi sfottò prodotti dai tifosi.

Dai tifosi, appunto. L’intromissione di un brand nella faccenda, con la scusa di fare quello che i vari guru del settore chiamano instant marketing, sa tanto di tentativo di catalizzare l’attenzione sfruttando l’hype del momento.

Mi spiace, ma la penso così.

Senza contare i seguenti dieci punti.

10. Barilla è un brand alimentare, che non dovrebbe aver bisogno di fare “questo” social media marketing. Voglio dire, a me danno l’impressione di aver colto l’occasione per (s)parlare quando normalmente non avrebbero troppo di rilevante da raccontare. Per intenderci, i precedenti post sulla pagina sono stati originalissimi, direi: Curiosi di scoprire le novità Barilla del 2016? Continuate a seguirci e… Buon Anno!, Buon Natale da Barilla, e poi bisogna risalire ai primi di novembre. Due mesi prima.

9. Per lo stesso motivo precedente, si tratta di uno dei troppi brand all’italiana che non sembrano avere le idee troppo chiare in merito, e che sfruttano estemporaneamente l’istant marketing. Pratica che, parliamoci chiaro, dopo i sette miliardi di meme su Bill e su Miss Italia in guerra, ha francamente rotto le scatole.

8. La quantità di social media marketer ed esperti del settore che hanno citato questo come success case è semplicemente imbarazzante. Ma davvero pensate quello che scrivete?

7. Bisognerebbe diffidare da qualsiasi fenomeno diffuso su internet che vada a praticare lo sfottò della maggioranza (i non interisti) contro una evidente minoranza: d’accordo, non stiamo parlando di sfottere negri o omosessuali, chiaro, eppure un precedente imbarazzante l’azienda ce l’ha. Motivo per cui mostrano di non aver capito granchè dalla volta precedente, tra l’altro. Stranamente questo criterio vale solo in questo caso, mai che a qualcuno fosse venuto in mente di fare instant marketing su Valentino Rossi che perde il Mondiale (sai che guerra), sulla Juve che perde la finale di Champions (non sia mai), sulla Ferrari che esce di gara perchè magari ha bucato (battuta sui bucatini, no?

6. L’instant marketing sa spesso di battutina insipida, brillante solo nella testa di chi l’ha concepita ma, a ben vedere, semplicemente banalotta. E per capirlo basta rileggere oggi l’instant marketing della Ceres quando venne assolto Berlusconi, quasi imbarazzante se visto oggi.

5. come succede per ogni moda nel momento in cui questa diventa mainstream, tutti ci si buttano, ma pochi sanno fare le cose per bene – questa la cito, rispecchia un altro punto fondamentale secondo me.

4. L’immagine di Barilla, storicamente legata ad una visione pacificante, buona e pacata della famiglia italiana mal si concilia con i commenti dei tifosi sotto a quel post: adesso si ritrovano la pagina infestata di lamentele, contro-lamentele, commenti sarcastici, sfottò anche pesanti, rivalità mai sopite e botta e risposta che degenereranno facilmente nel flame. Del resto si parla di calcio, ambiente in cui sarebbe meglio lasciare le diatribe ai commenti della Gazzetta ed ai bar. Prescindere da questo contesto significa o non capire quello che si fa (e non voglio crederci), o credere un po’ di vivere nel mondo delle fate.

3. Per quale motivo, poi, Barilla si è fatta sfuggire l’occasione ghiotta di ironizzare sul gol di Maccarone che pareggia col Milan appena un giorno prima? Eppure i maccheroni Barilla sono buoni quanto le lasagne…

2. Con questa uscita la Barilla fa anche un po’ tenerezza (gli adulti che si fa i selfie da adolescente, avete presente?), che gioca col mezzo nella convinzione di capirlo a fondo: e se non vogliamo farne una questione di modernità, la battuta su Lasagna (!) è più scontata dei cartoni del latte Eurospin. Invece in Italia stanno trattando questa uscita manco fosse un calembour di Karl Kraus, e questo è allucinante come quelli che, bontà loro, si stanno mettendo in mostra come consulenti di social media marketing cavalcando l’onda.

1. Quell’immagine non sarà offensiva, certo, ma ci sono stati fotomontaggi fatti da juventini di 14 anni che facevano più ridere, ed è grossolana come chi l’ha condivisa, come chi valuta la questione con leggerezza (“tanto io non seguo manco il calcio, figurati”) e come chi fa l’intellettuale su di essa (tipo io, chiaramente). E quel che è peggio (non volendone fare un discorso da tifosi) chi l’ha condivisa l’ha fatto come se la pagina ufficiale di Barilla fosse la paginetta Facebook da tifosi sfigatelli.

Faccio mie le parole di un tifoso che ha commentato alla fine, e chiudo.

La battuta è divertente solo perchè è sull’inter ma se fosse successo alla juventus si sarebbero sentite cose tipo: “Barilla rosica, barilla prescritta, barilla interista, barilla malox” ecc..

Il diritto alla privacy di chi scarica porno a pagamento

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Cos’è il genio?

Sera. Tardi. Solo a casa. Girovago sul web con tutti gli account Google e Facebook sconnessi (‘nsi sa mmai), e capito in un sito.

Di quelli che.

Avete capito.

Porno.

A pagamento.

Pollo. Esistono i torrent.

Liberissimi di pensarlo, per carità: è uno svago, una fissazione se preferite. Ogni tanto mi piace concedermela, non è un vizio, spero non lo diventi mai.

Quantomeno se danno porno in HD.

Uff.

Pero’ c’è un problema quando fate ste cose (le fate anche voi, su), e dovete stare abbastanza attenti per evitare situazioni potenzialmente imbarazzanti.

Come figura la transazione sul vostro conto, alla fine?

Domandone, ma ci arrivo a breve.

Sia detto per inciso, apprezzo il loro modello di business, molto più concreto di molte startup di merda che vedo in giro: sono la frontiera più concreta del “pagare per un servizio online”, alla fine. Un modello di business (pubblicità free su Youporn, video HD o webcam in streaming a pagamento) che magari da’ da mangiare a molte famiglie, single, sposati con/senza figli.

Caro, com’è andata a lavoro oggi (bacio)?

Figurati, ci siamo ammazzati di segh

…chiusa parentesi.

Dicevo, vado in questo sito porno con queste tizie che (detta fuori dai denti) mi acchiappano parecchio; e dico vabbè, dai, vediamo sti video HD come sono.

Mmmm.

Pagina del pagamento. Accettano PostePay, figo (per me il 70% degli uomini usa PostePay per prevalente scopo masturbatorio, anche se poi in banca e in famiglia dice che sono spese di “ebook e Amazon“, e soprattutto non chiedetemi come faccio a saperlo), senza BitCoin e quell’altra Mastercatz American Beauty ecc. di cui mi fido tendenzialmente poco.

(Per inciso, e giusto per fare quello che ne sa di SEO e sottolinea le parole chiave: anche le donne si masturbano, per cui penso vadano in un 10% di quelli che hanno PostePay. Dubito fortemente lo facciano guardando questo blog, pero’ lo fanno.)

Troll-face
eh eh eh, eh eh eh.

Ok, faccio un abbonamento.

Clicco avanti (c’è pathos, vero?).

OK.

Inserire numero carta.

Fatto.

Recurring billing …no, meglio di no!

Seleziona billing single ma non recurring che poi mi succhiano (ehm) decine di euro senza che me ne accorga.

Avanti.

Ne basta uno singolo – domani mi vedo con la tizia bionda di Feisbuk, su, non disperiamo.

Pero’ aspetta, e qui il dubbio mi assale: com’è che figura la transazione sul mio conto, alla fine?

Di solito i siti per adulti non scrivono esplicitamente che servizio stai acquistando, bensì una cosa molto generica (e non scrivo cosa volutamente): di solito!

In questo caso no.

In questo caso mi piazzano direttamente il link del sito (…ah), in modo che figuri nell’estratto conto della mia carta.

No, scusate, ma questa è una cosa piuttosto allucinante, anche perchè è scritto molto piccolo poco prima dell’acquisto che infatti, poi, non ho fatto.

Tipo così.

e-si-vabbè-privacy.stocatz

A me sembra allucinante che uno paghi per un servizio per adulti e poi figuri pubblicamente nella transazione IL NOME DEL SITO, una cosa che viola qualsiasi principio di buonsenso.

Nulla di male, per carità, ma un po’ di riservatezza quando si fanno certe cose ci vorrebbe, poi non so eh.

Troll-face

I migliori 12 siti e blog sull’hosting da salvare nei bookmark

So già cosa state pensando: questo post è una marketta, ti sei venduto anche tu, agghiaccianDeeeaaa. E invece non lo è.

Oddio.

Vabbè, lo capirete dal tono.

Di seguito, i miei 15 blog preferiti a tema hosting. Poi torniamo a parlare di fregna di filosofia web come al solito, giusto.

  1. Il blog di SeeWeb è poi un’altro blog ad argomento hosting davvero interessante, soprattutto per quello che riguarda il cloud (su cui ammetto di essere ignorante come una capra, ma lì qualcosa capisco pure).
  2. Trovalost.it è un trovaprezzi niente male, contiene un sacco di offerte e viene aggiornato piuttosto spesso. A fianco di una quantità di tutorial incredibile (che non ho capito perchè siano stati piazzati lì), i contenuti alternano buone osservazioni markette più o meno mascherate.
  3. Il blog di hostingSolutions internetpost.it è un’altra perla decisamente interessante del settore.
  4. blog.webhosting.it è di livello abbastanza basilare e forse va bene più per i principianti e meno per gli altri.
  5. L’unico in inglese della lista è WebHostingTalk: tutto, ma davvero tutto quello che è necessario sapere per aprire un sito, gestire un hosting, configurare qualsiasi sistema WEB e togliersi anche qualche dubbio in ambito SEO.
  6. sos-wordpress.it è un altro eccellente blog a tema hosting, incentrato come è facile intuire sull’utilizzatissimo WP.
  7. Luca Spinelli è un altro blog per webmaster di argomenti vari, dagli hosting fino alle tecnologie utili per siti web.
  8. Tra i blog aziendali, c’è quello di hosting99.it che mi sembra davvero interessante, anche se non pubblicano con moltissima costanza.
  9. Il blog di HostingVirtuale è un sito davvero interessante e, per una volta, scritto da consulenti competenti e capaci di trattare argomenti in maniera completa e soprattutto utile.
  10. Altro blog aziendale similare è quello di ehiweb.it, davvero simpatico nella forma e gradevole nella lettura.
  11. Giusto per aggiungerne un altro, segnalo il blog di Seeoux, che forse non è aggiornatissimo in questo periodo ma a suo modo “spacca” sull’argomento hosting.
  12. Il blog di Keliweb poi è migliorato tantissimo negli ultimi tempi, e propone post su tecnologia, hosting, configurazione di domini e tantissimo altro ancora.

Visto?

Creare un sito porno: problemi di diritti d’autore

 

Vorresti guadagnare con un sito porno e non sai da dove cominciare?

Ho qualche esperienza in merito e qui posso consigliarti come muoverti.

Procediamo per gradi: prima di tutto liberati di qualsiasi preconcetto e, se davvero vuoi fare affari in questo settore, devi inquadrare nel modo giusto (qualsiasi cosa questo significhi) la questione.

Come creare il sito?

Puoi usare tantissimi CMS gratuiti open source, come WordPress (scopri come installarlo) – certamente uno dei più quotati – Joomla!, Drupal e così via. Ci sono piattaforme come Thumblogger che permettono di aprire gratis un blog con contenuti per adulti, le opzioni non mancano insomma… ma c’è un problema che non hai considerato, mi sa.

Il diritto d’autore

(…e non ridere)

Già. Un problema serio che la maggioranza dei siti porno sembra non considerare, almeno nel caso delle realtà medio-piccole. Quel diritto d’autore che in Italia viene tutelato dalla SIAE, i diritti di immagine, la proprietà intellettuale in certi casi. Non puoi fare un sito pornografico e guadagnarci semplicemente caricando i tuoi porno preferiti su un sito. Devi avere i diritti per farlo, il consenso scritto degli attori e delle attrici perchè se non lo fai sono cazzi amari puoi avere problemi seri. In USA, ad esempio, c’è stata una stretta legislativa sulla diffusione su internet di foto e video senza il consenso dei soggetti, le camgirl sono sempre più consapevoli del proprio ruolo e non vogliono, solitamente, diffondere i propri video senza consenso, insomma è un casino.

Esiste pero’ una soluzione, o almeno ne esistono due.

Dove trovare i contenuti per un sito porno? Opzione 1, usare un sito white label che permetta di diffondere video e foto porno in embedding con il permesso degli autori, è legale e permette di gestire facilmente il proprio sito. Tutto automatizzato o quasi – io ho usato il programma affiliato di webcams.com (non ti preoccupare, non è un link affiliato e non ci guadagno nulla a segnalartelo) che offre contenuti promozionali video e foto gratuiti da usare liberamente.

Opzione 2, compra dei contenuti video da redistribuire. Cerca su Google “porn reselling” e simili, troverai dei siti che vendono contenuti porno da ripubblicare liberamente, anche in HD. Non copiare da altri siti, ripeto, perchè è più probabile che crei problemi che altro.

L’idea è tutto. Senza quella, farai il solito clone di Youporn che non interessa a nessuno.

Cerca di essere originale – Come hanno fatto i ragazzi di come4.org, ad esempio!

Perchè dire “SEO specialist” non ha senso

Basta una ricerchina su Wikipedia per farsi venire il dubbio: nel senso, uno cerca specialist lì e trova termini che non hanno molto a che vedere con la SEO. L’accezione specialist si riferisce ad un generico “esperto nella professione“, d’accordo, ma il rischio di qualunquismo è dietro l’angolo.

Non voglio generalizzare ma per me, nel 90% dei casi, chi si auto-definisce SEO specialist vale quanto chi si definisce “opinionista” o “tronista” in TV, nè più nè meno.

Poi c’è l’inglese di mezzo che fa figo, quasi quanto declinare SEO al maschile per via di quella “O” finale: andiamo, dire IL SEO è come dire LA SOCIAL MEDIA.

Sarebbe invece il caso di mostrare in giro competenze reali, capacità di problem solving, qualche lavoro precedente fatto con successo (le consulenze a 100 euro… vabbè, anche quelle, almeno fanno curriculum – si diceva una volta…), copiatevi nel sito almeno uno straccio di case history. Sennò qui non si capisce la differenza tra SEO della domenica e professionisti.

Per me un SEO non può, ad esempio, fare consulenze su tutto: mi fanno ridere quelli che lavorano su qualsiasi sito, sia esso un hotel, un blog, un sito di escort o un e-commerce di souvenir religiosi. Mi sembra di vedervi a fare guest post col generatore di frasi… Siamo seri: fare SEO presuppone essere esperti un minimo in quel settore, a meno che – e capita in un caso su dieci – non abbiate il supporto di un copy.  Diversamente è impossibile, quanto è vero che contano i contenuti e questi ultimi, piaccia o meno, vanno redatti, estrapolati, rielaborati e non è certo cosa per tutti. I’m sorry.

Mi chiedo se per noi e per i clienti sia lecito sapere cosa diavolo abbiate fatto per definirvi SEO (specialist), a parte scrivere sui blog di settore.

Sarò strano io.

Come scroccare una consulenza in pochi semplici passi

Probabilmente questa guida non sarà a livello di come accedere iphone o come abbracciare qualcuno, ma è comunque un argomento che mi sta a cuore: scroccare una consulenza è un’arte, ed in questo articolo vedremo come sia possibile farlo. Come scroccare una consulenza? Per farlo dovrete avere un consulente – e vabbè – a portata di mano, il suo indirizzo di posta, il suo contatto Skype o quello Facebook, meglio ancora.

Attenzione pero’, perchè come nelle guide acher non ci prendiamo alcuna responsabilità per i crimini che potrete commettere leggendo questa pagina.

Partiamo dall’inizio.

1) trovate su Google o Facebook uno di sti tizi tutti strani che scrivono post sulle “cose” di internet, del web, del SEO e così via. Prendete i contatti di uno e chiedete loro come sia possibile fare X.

2) mascherata la domanda come una richiesta di “parere”, “suggerimento”, “consiglio”.

3) stressate il consulente nei momenti più assurdi, anche di sabato, che tanto loro non è che abbiano vita sociale. Voi invece dovete pensare ai soldi, giusto?

4) rompete le palle al consulente su Skype, mi raccomando mai parlare di soldi.

5) se il consulente vi chiede soldi per quello, cadete dalle nuvole dicendo “ah ma si paga? non credevo”.

6) se si incazza, tornate al punto 3

7) bravi! avete ottenuto la vostra consulenza che sarebbe stata a pagamento interamente su Skype. Eventualmente potete anche pubblicarla in un ebook a nome vostro, così non solo avete scroccato la consulenza ma ci avete guadagnato pure.

PS: la guida si può leggere in due versi, quello implicito è “come non farselo mettere in culo dai ragazzini e dagli scrocconi pseudo-imprenditori del web“.

Sanremo 2015, bene o male, è il festival del meno-peggio

La mia idea è che il festival di musica mediterranea che scomoda articoli di blogger e giornalisti di ogni dove, sia un evento 1) ampiamente sopravvalutato 2) destinato ad un pubblico di ingenui.

Avrete certamente sentito della caduta di stile di Siani a Sanremo: alla fine si scopre che il bimbo grasso in prima fila è un attore e la scenetta era preparata, e che Siani ha devoluto l’incasso della serata a due ospedali. L’associazione di queste due rivelazioni, di fatto, rivela un mix di buonismo e superficialità, un qualcosa che non ha nulla di “ideologico” – anche se insultare in pubblico un obeso, per gioco o sul serio, è innegabilmente bullismo da quartiere – e che fa perdere di vista il “perchè” è stato fatto tutto questo.

Giochi di prestigio: questa gente è piuttosto furba.

Sapeva benissimo che la sceneggiata di dileggio (vero o finto che sia, prendere in giro una persona, tanto più un ragazzino, per la sua obesità, è cosa davvero pessima) avrebbe scatenato un putiferio.

Di fatto, chi ha organizzato la sceneggiata in questione con l’attore-bambino, sapeva benissimo che avrebbe ampliato la visibilità del festival puntano sulla reazione indignata “della ggente” e, non ultimi, dei social influencer “de sinistra”.

Bisognerebbe sempre tenere presente che, in un contesto del genere, dovrebbe essere la musica ad avere un ruolo di primo piano.

Eppure.

Eppure la “ggente” parla del festival e “si indigna”, così magari ascolta quell’artista lì che sai, tanto male poi non è, signora mia.

Pur di farci ascoltare quelle canzoni, sarebbero disposti a proporci un aspirante suicida nel bel mezzo dell’evento.

Appunto.