Perchè il saluto romano di Phil Anselmo non può lasciarci indifferenti

Durante il Dimebash (il tribute show dedicato al compianti Dimebag Darrell) l’ex Pantera Phil Anselmo ha avuto l’idea di congedarsi dal proprio pubblico, evidentemente ubriaco, facendo un paio di saluti romani e gridando un inequivocabile “white power“. Alle prevedibilissime polemiche, che gli stanno costando il boicottaggio (ad esempio) al festival europeo Fortarock (“We want to make clear that there is no room for racism or fascism at FortaRock“), è seguito un autentico putiferio, amplificato a dismisura dai social network e che farà discutere per molto. La domanda da porsi, a questo punto, non è legata tanto alla coerenza ideologica del metal con il nazismo (dovrebbe essere chiaro, dopo quasi 50 anni di genere, che non esiste una connotazione politica unica, nel genere: se ci fosse sarebbe propaganda, ed il metal è sempre stato molto attento a non cascarci, di norma), quanto al fatto che una delle metal star più note al mondo ha fatto un gesto ed evocato idee incompatibili con il contesto stesso in cui si trovava.

Per intenderci, un artista X che sputa sul proprio pubblico e li invita a morire al più presto è decisamente più coerente (oltre che dotato di una propria, per quanto grottesca, parvenza). Anselmo si è scusato per ben due volte, beninteso, dicendo che stesse scherzando e che non aveva intenzione di ferire nessuno, postando anche un video in cui, quasi in lacrime, chiedeva sinceramente scusa per quel gesto. Ma, purtroppo per lui (e lo scrivo senza compiacimento, tutt’altro), il vaso di Pandora sembra essersi scoperchiato per sempre.

Sono un fan della prima ora dei Pantera, per me sono stati musicalmente una boccata di ossigeno negli anni in cui andava di moda essere hippy o al massimo ascoltare Nirvana e Soundgarden: ancora oggi ascolto con piacere Cowboys from hell e Far Beyond Driven, dischi seminali che, nel loro genere, hanno fatto la storia. La voce di Anselmo mi ha fatto compagnia e dato supporto in momenti decisamente poco brillanti della mia vita, spingendomi ad andare avanti e a condividere questa passione con tanti amici, molti dei quali ormai storici. This is metal. Per me, quindi, è decisamente un pugno nello stomaco scrivere un articolo come questo, ma il fatto grave è che la comunità metal sta ostentando, a mio avviso, un atteggiamento sostanzialmente omertoso.

Da un lato troviamo chi pensa che Anselmo abbia fatto addirittura bene, e questo perchè si trova d’accordo con la linea politica dei Ku Klux Klan, evidentemente; sorvoliamo su questa categoria, con cui difficilmente si potrà aprire un dialogo, e rivolgiamoci agli altri: gli indecisi. Che sono (credo) la maggioranza di noi, in bilico tra metterci una pezza giustificativa generica (“Anselmo è Anselmo, che diamine“), chi evoca il complotto e i fasti del passato (“e gli Slayer di Angel of Death, allora!1111!!!!11″), chi dice “e se fakeva il saluto komunista di Je Ghevara sul palko, tutto OK, ipokriti!11!“, chi scomoda paragoni con i Morbid Angel e gli Emperor (ed i loro trascorsi ambigui, spesso inequivocabilmente reazionari), e via dicendo.

Tutte queste persone hanno un problema: non considerano, secondo me, la sostanza delle cose.

Cioè il fatto che Phil Anselmo, che cantava in passato No good (Attack the radical) e Revolution is my name, si sia lasciato andare ad un saluto nazista evocando addirittura il “potere bianco”: un gesto di una gravità assoluta, quasi completamente sconnesso con il suo passato, che spazza via qualsiasi dubbio su come dovremmo giudicarlo (male, purtroppo) e che, soprattutto, è in contraddizione palese con il suo stesso essere su un palco.

I casi dei precedenti white power e dei discorsi contro i rapper di colore (una polemica anni novanta che, ricordo, fece almeno altrettanto scalpore) sono relativamente irrilevanti a confronto. A chi mi dice “eh ma anche Lemmy era di destra” mi permetto di ricordare che, ad esempio, anche Kurt Russell è dichiaratamente di destra (lo afferma Carpenter in una recente intervista a Nocturno, relativamente alle continue discussioni che avevano sul set de “La cosa“), ma non per questo è uno dei miei attori preferiti: niente è grave, tremendo e inequivocabile come fare un saluto romano su un palco. Nemmeno cantare di Mengele o raccogliere militaria nazisti lo è, a ben vedere. A chi scomoda paragoni con i Rage against the machine – un saluto romano è davvero equiparabile, nelle intenzioni, ad un pugno chiuso? Se è così… devo chiedere scusa per aver espresso il mio parere – ed al “buonismo” (?) nel giudizio, mi limito ad invitarlo ad organizzare con Salvini il prossimo concerto a cui andrà.

Chi fa un saluto romano su un palco (perchè di questo stiamo parlando: chiaro, semplice e diretto, come solo Anselmo è in grado) è completamente incoerente e fuori bersaglio, attacca – senza neanche capirlo, probabilmente, come credo sia successo al buon Phil – quelle stesse minoranza ed emarginati che sono spessissimo parte dei più convinti fan del metal: non si rende conto, insomma, della pericolosità del proprio gesto, proprio perchè hai milioni di persone che ti amano e ti seguono e perchè i dittatori di estrema destra del passato erano soliti aizzare le masse con quel gesto.

Ecco quello che ognuno di noi, quindi, dovrebbe pensare: quel gesto è totalmente incompatibile con l’essere il cantante dei Down come dei Pantera, perchè sotto il regime totalitario da lui evocato una band metal difficilmente potrebbe esibirsi. Chi fa un saluto romano su un palco non potrebbe neanche stare su quel palco, a meno che – e mi sembra l’unica eccezione accettabile – non stia evocando grottescamente quel regime, ad esempio al fine di esprimere uno scenario perverso di analogie, metafore e simbolismi (mi vengono in mente gli show più provocatori Marylin Manson ma, in realtà, di molti artisti industrial spesso ritratti in divise naziste, e spesso con idee tutt’altro che vicine ad esso). Per cui certe cose, per cortesia, lasciamole ai circoli di estrema destra ed al rock identitario, non al metal.

Altra nota dolente: molti metallari, secondo me, non fanno distinguo tra provocazione e propaganda. Quella di Anselmo se non è propaganda ci va molto vicina, anche perchè il contesto era inequivocabile: ha salutato il proprio pubblico con il braccio teso (e, a proposito, a poco vale l’attenuante che fosse ubriaco: ricordiamoci di come tendiamo a valutare le persone che prima fanno sesso con noi e il giorno dopo “sì ma ero ubriaco“). Se avesse espresso una provocazione avrebbe almeno provato ad argomentare, quantomeno, come del resto aveva già fatto all’epoca della polemica di cui sopra. Va bene che parliamo della musica che amiamo, ma le due cose sono differenti: un conto, appunto, è Manson con le orecchie di topolino che predica di essere un Antichrist Superstar vestito da militare, decisamente un altro è un gesto crudo, senza fronzoli, come quello.

E se lo stomaco inizia a contorcersi ed avete improvvisamente voglia di buttare nel cesso la vostra discografia (non fatelo), non avrete dimenticato il primo concerto dei Metallica nell’ex Unione Sovietica, per cui fareste meglio a leggervi come viene ricordato oggi.

Prima le guardie rosse che cercano di mantenere l’ordine. Senza fare sconti a nessuno. Poi tutto si dissolve. Ruoli, gerarchie e paure sfumano, la trama si sfilaccia. E i militari iniziano a fraternizzare con i fan presenti al concerto. I loro volti cambiano, si distendono. Alcuni si tolgono la divisa e non rientreranno mai più nei ranghi. (fonte)

This is metal, altro che saluti romani. Il focus della questione è semplice, in realtà: un saluto romano su un palco (secondo Rob Flynn dei Machine Head reiterato più volte durante quello show, non solo alla fine: Phil, ci hai fatto davvero male, mi spiace) è un gesto inequivocabile e senza giustificazioni. Non è come cantare un brano con sospetti di essere fascista: addirittura Angel of death degli Slayer, con il suo evocare orrori realmente esistiti (e con l’atroce dubbio di compiacersene o meno) è un gradino più in basso nella scala.

Se guardate la pagina Wikipedia italiana, per inciso (e quasi per riflesso dell’omertà di cui sopra) non c’è ancora traccia dell’evento: se guardate quella inglese, c’è una ricostruzione dei fatti piuttosto dettagliata. La cosa sta facendo discutere parecchio la comunità metal, in particolare quella anglofona e mediante l’editoriale di MetalSucks che invita tutti i metallari a prendere le distanze dal gesto.

So has Anselmo just been “joking” for 20+ years? Has he pulled off some sort of decades-long, Andy Kaufman-esque troll/performance art piece? Seems unlikely, doesn’t it? So why does the metal community continue to let behavior like this slide? The simple answer is: we’re cowards.

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